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Incontri con gli autori

Uno dei filoni principali della programmazione del Centro Giovanile è la promozione della scrittura. In questa direzione vanno diverse attività, come Noticiando e il Corso di scrittura creativa.

Seguendo questa direzione, abbiamo invitato i netini e, ovviamente, i giovani a incontrare due scrittori.

Il primo di questi è stato Berardino Palumbo, docente di Antropologia sociale a presso l'Università di Messina, autore di "L'unesco e il campanile", edito da Meltemi.

Palumbo - L'unesco e il campanile

Con lui si è parlato dell’identità culturale della popolazione dell’area iblea, radicata nel proprio passato, con un'identità che fatica a guardare al presente e al futuro. Un'ottica che crea incapacità di affrontare i problemi e gli ostacoli che frappongono il territorio e un possibile sviluppo per il futuro.
Il riconoscimento dell'Unesco, se da un lato potrebbe essere uno strumento per lanciare il territorio, con le ricadute commerciali e un’apertura al mondo, dall’altro ha consacrato l’identità locale incollandola al passato.

L’altro autore, Alfio Caruso, ha scritto "Da cosa nasce cosa" e "Perchè non possiamo non dirci mafiosi". Giornalista del Corriere della Sera e saggista, è un catanese trasferito a Milano che si occupa da tempo di mafia.

Caruso - Perchè non possiamo non dirci mafiosi

Il tema della mafia potrebbe sembrare consumato, ricorrente e noioso. Caruso mette a nudo questa sensazione diffusa ed evidenzia come invece la mafia sia forte oggi, e continui a frenare lo sviluppo.
Caruso ha documentato come già dal dopoguerra, dall'armistizio di Cassibile, la Sicilia sia in mano a tre famiglie che hanno continuato a lottare per conservare il potere il più a lungo possibile.
La mafia in concreto vuol dire mancanza di strade, ferrovie, acqua, mezzi di comunicazione, ritardi nel recepire le leggi.
Caruso
parla anche di mafiosizzazione dell’Italia: la mafia ha avuto infatti una proiezione di immagine a livello mondiale, e la cultura mafiosa anziché regredire in Sicilia, si è diffusa in italia, e c'è il rischio che si diffonda anche in Europa. Per Caruso la mafia è una sorta di cancro che si diffonde.

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